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Il popolo Masai – Giuseppe Stinca intervista Andrea Nuccio

Esperienze di viaggio

September 27, 2014 5:18 pm by: Category: Lifestyle, Travel Leave a comment A+ / A-

Abbiamo già conosciuto l’amico Andrea Nuccio grazie alla precedente intervista sullla “sua Tanzania”, e non mi dilungo quindi nella sua presentazione, ma approfitto piuttosto della sua rinnovata disponibilità per raccogliere una nuova esperienza di viaggio, sempre dall’Africa che lui adora. Ed eccola qua.

1. Andrea, questa è la seconda testimonianza delle tue esperienze di viaggio in Africa, questa volta in Kenia dove hai fatto degli incontri singolari, certamente non per caso. Raccontaci come ti sei avvicinato a queste culture?

Mappa_kenia_Masai Proprio così. L’hai detto, l’Africa è la mia passione. Nel novembre del 2013 ho effettuato un viaggio in Kenya e precisamente a Watamu. Durante il soggiorno mi sono organizzato un safari nel parco Nazionale del Masai Mara. A parte il fascino e la ricchezza della fauna esistente nel parco, ho avuto la possibilità di visitare e passare del tempo con la popolazione Masai del clan dei Kykunyuky. I Masai sono considerati nomadi o semi nomadi ma in realtà sono tradizionalmente allevatori transumanti, addirittura stanziali come la tribù dei Kykunyuky. Forse non tutti sanno che, secondo quanto ci viene tramandato in modo orale ma anche mediante indizi archeologici, i Masai iniziarono la loro migrazione verso sud dalla valle del Nilo verso il XVI secolo. Si trattò di una grande migrazione di popoli nilotici che daranno vita a tutti i nilotici che ora vivono nel sud del Sudan, in Uganda, in Kenya e in Tanzania.

2. Ok, ma dove sono localizzate queste culture migranti e come hai avvicinato i Masai?

Oggi i Masai si estendono in varie zone della Tanzania, a nord-ovest verso il Kenya, intorno ed all’interno del Serengeti e del Ngorongoro e verso il centro sud nella zona del Tanganika e del Ruaha. Ho avuto la fortuna di conoscere alcuni di loro, entrare nel loro villaggio e prendere il tè nella loro capanna accompagnato dal capo villaggio Nkelele. Una persona distinta, fiera e autorevole. Alto, magro (come tutti i Masai) una buona istruzione e un carisma che traspariva nel suo incedere per il villaggio. All’ingresso del villaggio ci hanno accolto con una danza tribale (L’adamu) che consiste in canti e balli, i maschi saltano più in alto possibile coinvolgendo i visitatori, me compreso ovviamente. Ho danzato con loro e vi assicuro che è molto faticoso.

Quando camminano o saltano sono così eleganti con i loro corpi e le perline che dondolano sui loro colli e le loro orecchie piene di gioielli che catturano la mia curiosità. Gli uomini hanno varie cavigliere e collane, mentre le donne si adornano principalmente dimasai_small_singolo orecchini, collane e le loro cavigliere sono differenti dagli uomini. Gli orecchini sono spettacolari, grandi e pesanti, per quello i loro lobi si deformano con il tempo. Le collane, tutte fatte rigorosamente a mano, sono dei cerchi di mille colori che con le loro danze saltano in alto sui colli di queste donne, e sono a disposizione per i turisti, in un mercatino improvvisato ai bordi del villaggio. Per la visita del villaggio e lo spettacolo chiedono un piccolo contributo, hanno imparato anche loro… Questo serve al bene della comunità e per far si che si mantengano le tradizioni. Ne vale la pena.

3. Dicci come vivono e dove alloggiano i Masai, come si organizzano nella loro comunità?

Le abitazioni variano di forma a secondo della zona, sono rotonde o quadrate, ma entrambe sono fatte di sterco misto a fango e a legni, con tetti in paglia o fango. Entrando nella loro capanna si nota la povertà e l’essenzialità del loro vivere. Il villaggio ha due recinti spinosi, che servono a proteggerlo dagli animali feroci. Uno è situato all’esterno del villaggio ed uno all’interno dove la sera riposa il bestiame. Questo recinto mostra anche la ricchezza di questo villaggio, più è grande e più è ricco. Intorno al recinto del bestiame, più o meno in senso circolare si estendono le capanne, l’interno è diviso in due spazi, uno per cucinare dove si trova il fuoco e l’altro la parte notte, che é suddivisa a sua volta da due piccoli spazi dove in uno dorme la mamma con i bambini e l’altro il capo famiglia. Poco più in là vicino al villaggio si trova un’altra capanna che raduna tutti i piccoli del villaggio formando una scuola materna.

Masai_small_orizz_fascineL’istruzione tra i Masai oramai è diffusa e molti vanno a scuola, anche perché la scuola primaria è obbligatoria per imposizione governativa. Ho visto però spesso alcuni gruppetti di bambini ai bordi delle strade con il loro gregge oppure che aspettano i turisti che escono dai parchi per fare un piccolo spettacolino per poi sollecitare qualche regalino o qualche spicciolo. Personalmente non credo sia una buona cosa alimentare queste abitudini, difatti noi turisti non dovremo mai fermarci a regalare penne, caramelle o soldi ai bambini perché, così facendo, vengono incitati a non frequentare più la scuola, visto che aspettando il turista si rimedia sempre qualcosa…

Se decidete di fare un viaggio in queste zone, o più in generale in questi Paesi, vi inviterei a non donare nulla per strada e se avete penne o quaderni, cercate una scuola e date il tutto a queste strutture, ad un maestro o un preside, così penseranno loro a distribuirle equamente.

4. Siamo curiosi di sapere di cosa si nutrono i Masai, quali le loro fonti principali, qualche cosa di particolare?

Ho chiesto al capo villaggio Nkelele come si nutrono i Masai e mi ha indicato le mucche. In seguito ho capito che l’alimentazioneandrea_capanne dei Masai la si potrebbe descrivere in tre parole: carne, latte e sangue. Il sangue è ricavato dall’arteria giugulare dei buoi mediante salasso provocato da una freccia: l’animale dopo l’operazione si riprende in genere senza problemi. Il sangue viene consumato caldo oppure mescolato al latte. Me ne hanno offerto una ciotola ma ho gentilmente declinato l’invito. Naturalmente nella loro dieta, anche se umile, non mancano verdure e cereali.

Mi ha invitato a visitare la loro scuola e con mia grande sorpresa nel villaggio c’erano un’insegnante e una quarantina di bambini, vestiti tutti alla stessa maniera ed ognuno al suo posto disciplinati e tutti molto attenti.

5. Quali le principali preoccupazioni di questo popolo originariamente migrante ed ora più stanziale?

Ci siamo seduti sotto un albero enorme di fico selvatico e, notando la mancanza dei giovani nel villaggio, ho chiesto come mai. Il capo mi ha risposto che i giovani non amano più fare sacrifici come dedicarsi alla pastorizia o all’agricoltura. I giovani preferiscono la modernità e per questo emigrano nelle città o nei villaggi turistici in cerca di lavoro  – ho visto in seguito giovani Masai nei villaggi turistici fungere da guardiani, per la sicurezza dei turisti -.

Nkelele aveva però lo sguardo triste, gli ho chiesto perché e mi ha dato una risposta inaspettata: “Io sono nato libero come il ventotwo_masai_vertical e il sole che scalda l’Africa e così voglio morire, libero e senza dover obbedire a nessuna legge se non quella della savana. Vedere i miei giovani andare via per un destino oscuro ed incerto mi mette tristezza. In tanti sono tornati distrutti dalle droghe e dall’alcol, altri non sono più rientrati e per me è come perdere ogni giorno un po’ di vita”. Anche qui pagano il prezzo del progresso…

Ci siamo salutati e Nkelele, con un discreto inglese, mi ha lasciato dicendomi: “le porte del mio villaggio e del mio cuore per te restano aperte“.

Ci sarebbe ancora molto da raccontare sui Masai ma… siate pazienti, lo farò in un’altra occasione.

6. Grazie per questa nuova e bella testimonianza, ti aspettiamo per la prossima puntata… Buon viaggio Andrea !

Intervista di Giuseppe Stinca ad Andrea Nuccio per

Staying Tuned !

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